Museo di Storia Naturale di Melilli (SR)


È una struttura per la divulgazione, la promozione e la conoscenza del patrimonio naturalistico e ambientale del territorio siciliano, con particolare attenzione agli ambienti naturali e culturali-antropici del territorio di Melilli. All’interno si trovano diverse sezioni ognuna delle quali costituisce un determinato aspetto connesso al territorio.
Nasce da un accordo di programma, sottoscritto il 1° febbraio 2000, tra il CUTGANA dell’Università di Catania e il Comune di Melilli. La struttura, ospitata al piano terra del Palazzo Municipale, ricopre una superficie di 800 mq. Si tratta di un “Laboratorio Naturalistico Ambientale” che raccoglie informazioni e materiali che riguardano il territorio di Melilli, le Riserve Naturali Integrali del Siracusano istituite nel 1998 dalla Regione Siciliana e affidate in gestione al CUTGANA (Complesso Speleologico Villasmundo-Alfio, Grotta Palombara e Grotta Monello) e l’area iblea. Il Museo è aperto agli alunni delle scuole di ogni ordine e grado, agli studenti universitari, ai docenti e a chiunque voglia conoscere o approfondire le conoscenze sulle risorse naturalistiche che offre il territorio ibleo.

Altare sel S.S. Sacramento - Chiesa Madre

Si trova nella Chiesa Madre di Melilli. L’altare di grande maestosità, risale ai primi decenni dell’Ottocento e fu voluto dal Naturalista e Parroco della Chiesa Madre, Padre Vinci Gambino. L’altare è realizzato con un’imponente stalagmite estratta dalla Grotta di Mastro Pietro, all’epoca utilizzata dal Comune come cava.

Grotta di Mastro Pietro

Si apre alla base di una parete rocciosa alta 80m, ha uno sviluppo complessivo di 192m ed è ancora possibile vedere concrezioni, vele, stalattiti e stalagmiti. Nell’immaginario popolare, la grotta si snoderebbe nel sottosuolo in una serie di labirintiche sale e cunicoli. In realtà, essa ha uno sviluppo complessivo di soli 192 m e, oggi, malgrado molte stalattiti e stalagmiti siano state asportate nel corso dei secoli dai cavatori e da visitatori poco inclini a rispettare la Natura, la grotta offre importanti esempi di carsismo ancora attivo. È in corso la realizzazione di un progetto che riguarda la realizzazione di un “Giardino Mediterraneo” nei terreni che circondano la grotta.

Grotta Palombara (Area protetta)

E’ una cavità fossile, vale a dire non più interessata da circolazione d’acqua sotterranea. Ha uno sviluppo complessivo di circa 800 m. L’ingresso di questa cavità è costituito da una voragine profonda una dozzina di metri e larga altrettanto, per cui è possibile accedervi solo con l’uso di corde e scalette speleologiche. Superata una serie di angusti cunicoli e una stretta fessura, si giunge alla grande “Sala dei Vasi”, così detta per il rinvenimento di due vasi a clessidra della fase castellucciana (Età del Bronzo antico). Da qui, si accede alla “Sala del Guano”, caratterizzata da una volta a forma di cupola dove vive una numerosa colonia di Chirotteri (pipistrelli) Myotis myotis (Vespertilio maggiore), i cui escrementi si sono depositati sul pavimento della cavità formando cospicui accumuli di guano dove vive una ricca fauna guanobia.

Pirrera di S. Antonio

Subito a nord dal centro abitato di Melilli si trova una grande cava a cielo coperto utilizzata per l’estrazione di blocchi di calcare. La cava si apre alla base della falesia dell’età Milazziana (Pleistocene medio-superiore) e si snoda tra pilastri a base quadrata di metri 5 per 5 di media; lunghi corridoi fino a 280 metri corrono perpendicolari all’interno della montagna, arrivando fin sotto il centro abitato di Melilli. Su un fronte di circa 90 metri si aprono 3 ingressi. L’estensione totale calcolabile in pianta è di circa 2,5 km2, mentre quella utile circa la metà.
L’inizio degli scavi per l’estrazione di blocchi di calcare, risale probabilmente alla metà del ‘400, allorquando si rese necessaria la costruzione della Torre e del Castello situati nella parte più alta della città.
Gli scavi furono intensificati a causa della ricostruzione resasi necessaria dopo i terremoti del 1542 e soprattutto del 1693 quando Melilli fu rasa al suolo e poi ricostruita.
Per gli anziani melillesi la chiusura della cava coincide con l’inizio della II guerra mondiale durante la quale le truppe inglesi occuparono la “Pirrera” istituendovi una base militare.
In realtà la cava fu chiusa ufficialmente nel 1962 su proposta dello stesso direttore il Geom. Salvatore Zimmitti poiché il gestore non aveva provveduto al consolidamento dei pilastri della zona iniziale imposto dal Distretto Minerario di Caltanissetta già tre anni prima.

Cava dei Molini


“Cava dei Molini”, in territorio di Melilli, è una tipica valle fluviale dei Monti Iblei incassata nell’altopiano del calcare della formazione dei Monti Climiti attribuibile stratigraficamente all’Oligocene-Miocene medio (37-12 milioni di anni fa).
Si tratta di un’area caratterizzata dalla presenza di numerose grotte di origine carsica: Grotta del Nerofumo, grotta della Parete, grotta Taddarita, Grotta Andrea, Grotta della Frana, Grotta del Cappero, Grotta del Caprificio, Grotta della Nicchia, Grotta dei Gradoni, Grotta dello Scivolo, il Finistrone, etc.
La vegetazione è tipicamente mediterranea e dove, più a valle, l’alveo non ha più portata d’acqua e diventa più ampio vi sono numerose aree destinate a coltivazioni di agrumi.
Lungo le sponde dell’alveo sia in destra che sinistra fluviale è possibile incontrare i resti degli antichi mulini ad acqua comunali che danno il nome alla valle.
Il corso d’acqua ad un certo punto è sbarrato da una diga che lascia scorrere solo poca acqua a valle.
L’ambiente è suggestivo per il paesaggio e per le alte pareti che ornano l’alveo del corso d’acqua che forma spesso dei profondi laghetti. Al fine di realizzare un progetto di valorizzazione dell’area sono state eseguite delle osservazioni per definire la possibilità di inserire “Cava dei Molini” tra i siti dell’itinerario naturalistico già utilizzato dal Laboratorio Naturalistico Ambientale di Melilli.

Cava Bernardina

A nord del centro abitato di Melilli si trovano il villaggio rupestre e la necropoli del Bronzo antico di Cava Bernardina, costituita da circa 50 tombe scavate lungo le parerti del vallone che è ricco di una fitta vegetazione tipicamente mediterranea. Molte delle tombe furono riutilizzate come abitazioni rupestri in epoca bizantina.

CONTATTI

email: museomelilli@cutgana.it

telefono: 0931552193

fax: 0931552192

Complesso speleologico "Villasmundo Alfio" (Area protetta)

Costituisce un ambiente unico nell’area iblea, in quanto rappresenta un esempio ancora attivo di carsismo di notevole rilevanza. La principale grotta è la Villasmundo che ha uno sviluppo di oltre 2 km con fiumi sotterranei e un lago profondo 55 m. Lo scenario geografico nel quale è inserito l’ambiente epigeo di questa riserva è rappresentato da due profonde valli fluviali, dette localmente cave, separate da un breve altopiano. Le cave sono quelle del torrente Belluzza, a Nord, e del torrente Cugno di Rio, a Sud, nel settore nord-orientale dei Monti Climiti. Molto ricca è la fauna che popola quest’area costituita da diverse specie di Uccelli, tra le quali ricordiamo la Poiana, il Gheppio, l’Allocco, il Passero solitario, la Coturnice sicula, l’Averla capirossa, il Colombaccio, la Ghiandaia, nonché da specie di Mammiferi, quali il Riccio, l’Istrice, la Volpe, la Donnola e la Martora. Tra i Rettili, va citata la presenza dell’endemica Lucertola siciliana (Podarcis waglerianus), il Colubro leopardino e il Biacco maggiore.