Pirrera di S. Antonio

Subito a nord dal centro abitato di Melilli si trova una grande cava a cielo coperto utilizzata per l’estrazione di blocchi di calcare. La cava si apre alla base della falesia dell’età Milazziana (Pleistocene medio-superiore) e si snoda tra pilastri a base quadrata di metri 5 per 5 di media; lunghi corridoi fino a 280 metri corrono perpendicolari all’interno della montagna, arrivando fin sotto il centro abitato di Melilli. Su un fronte di circa 90 metri si aprono 3 ingressi. L’estensione totale calcolabile in pianta è di circa 2,5 km2, mentre quella utile circa la metà.
L’inizio degli scavi per l’estrazione di blocchi di calcare, risale probabilmente alla metà del ‘400, allorquando si rese necessaria la costruzione della Torre e del Castello situati nella parte più alta della città.
Gli scavi furono intensificati a causa della ricostruzione resasi necessaria dopo i terremoti del 1542 e soprattutto del 1693 quando Melilli fu rasa al suolo e poi ricostruita.
Per gli anziani melillesi la chiusura della cava coincide con l’inizio della II guerra mondiale durante la quale le truppe inglesi occuparono la “Pirrera” istituendovi una base militare.
In realtà la cava fu chiusa ufficialmente nel 1962 su proposta dello stesso direttore il Geom. Salvatore Zimmitti poiché il gestore non aveva provveduto al consolidamento dei pilastri della zona iniziale imposto dal Distretto Minerario di Caltanissetta già tre anni prima.